Genova, carabinieri per bloccare un ragazzo schiavo di un videogioco

g.r. – Succede a Genova, oggi: sono dovuti intervenire i carabinieri per tenere a freno un tredicenne che non voleva interrompere il suo videogioco preferito: è stata la madre a chiamarli, allarmata, dopo che per continuare a giocare il figlio aveva saltato pasti e scuola. Ripreso, aveva reagito in modo violento.

I carabinieri hanno sequestrato la console con cui il ragazzo giocava e hanno anche avviato un’indagine sulle modalità di accesso e di utilizzo del videogame in questione. Che è un gioco di guerra online riservato a maggiorenni.

Lasciamo stare i moralismi d’occasione, pronti e facili. Propongo due considerazioni forse meno immediate, ma utili a capire.

Primo punto. Se un tredicenne accede a un sito riservato a maggioorenni qualcosa è già successo: falsificazione dell’account, uso di carta di credito non sua, eccetera. Una madre queste cose può ignorarle, dal momento che in materie tecnologiche gli adolescenti sono spesso più svegli e più competenti dei genitori. Però questo implica almeno che la “trasgressione” è stata più ampia di ciò che dichiarano le agenzie.

Seconda considerazione. Forse bisogna cambiare prospettiva. Certo, è possibile che un ragazzo venga così ammaliato da un videogioco da perdere il conto del tempo e del mondo. Molti ragazzi passano ore – giorni, notti – avvinti al video per “andare avanti” con un gioco appassionante. Peraltro ricordo me stesso quindicenne passare due notti intere, consecutive, sveglio e arzillo a divorare “Il signore degli anelli”, appena venutomi in mano. Succede, è sempre successo.

E allora si può pensare pure che un ragazzo che va “oltre”, che non mangia e non va a scuola, che falsifica la propria identità e minaccia la madre di violenza al punto che si debbano convocare i carabinieri, un ragazzo simile aveva già, magari inespresso, un problema serio di equilibrio e di senso della realtà. Che magari è esploso nell’immedesimazione col videogame, ma già c’era. Più o meno come quando un ragazzino ubriaco o peggio si mette al volante di un bolide e guida nella notte.

Terza considerazione, d’altro ordine. Tutti i videogiochi riportano un avviso riguardante l’età minima consigliata. Se non lo riportanom lasciamoli perdere. Se l’avviso c’è, occorre rispettarlo. Vale per i produttori, i venditori, gli acquirenti. Facendo rispettare quell’avviso, rispettiamo anzitutto i ragazzi.

g.r.