“Yoostar” gioca al cinema in famiglia

g.r. – “Yoostar 2”, un bel gioco sul cinema, per famiglie. Il post è su Family Game.

Annunci

I videogiochi non sono un parcheggio per bebè

g.r. – Un post su Family Game. Si parla tra l’altro dei giochi “Rayman” e “L.A. Noir”.

Kinect, Michael Jackson Experience, ds3d…

g.r. – Ho provato le emozioni tecnologiche di interagire con un mondo virtuale col mio corpo, senza controller (Kinect di Microsoft) e di giocare in 3d senza occhiali (DS). Ho recensito anche Michael Jackson Experience e Super Monkey Ball 3d. Inoltre c’è Ovotrovo, un uovo di Pasqua che sta nascosto e chiama… Per saperne di più questo post su Family Game.

Alan Wake

g.r. – E’ uscito “Alan Wake”, gioco piuttosto atteso per varie ragioni. Fra le altre, che è stato concepito da Remedy,  i creatori di “Max Payne” (2001), una storia digitale che ha fatto epoca per la qualità narrativa e le soluzioni creative (per esempio, gli intermezzi in stile fumetto e il “Bullet time”, rallentamento temporale che consente al protagonista di fronteggiare i nemici), al punto da meritarsi una “ricaduta” cinematografica.

Anche “Alan Wake”, come il predecessore, è stato definito uno sparatutto in terza persona, ma sarebbe ingeneroso fermarsi qui: è vero, nei due titoli c’è molto da combattere e da sparare, ma la dimensione della storia in entrambi i casi è forte, almeno nelle intenzioni. L’esordio di AW è un omaggio visivo e tematico a “Shining” di Stephen King, scrittore del quale viene declamata una citazione mentre sullo schermo scorrono boschi ripresi dall’alto. “Shining” tornerà anche più avanti, e non per caso: si tratta di un riferimento tematico diretto: anche Wake è uno scrittore perseguitato dal lato oscuro, e anche per lui la moglie diventa parte dell’incubo.

Ho giocato volentieri ad AW. Forse nella trama si procede fin troppo linearmente, senza sussulti e senza fare scelte significative: c’è poco da scegliere, bisogna scappare e colpire. In fin dei conti la sutura tra dimensione interattiva e ludica non avviene perché giocare, combattere, esplorare, è il prezzo che si paga per mandare avanti la storia. Lo si paga volentieri, grazie alle scenografie raffinate e alla suspense continua; ma la storia resta relegata al ruolo di pretesto per compiere le azioni che la trama ordina di volta in volta.

Un gioco adatto a chi ama le storie horror (ma qui non si esagera: come in Stephen King, il vero orrore sta nello scarto rispetto alla normalità, che è punto di partenza e, si spera, di arrivo), con l’ovvio condimento di sangue e buio. Pegi 16, formato esclusivo Xbox Microsoft.

Giuseppe Romano