Le console nelle famiglie italiane

g.r. – Un mio editoriale su “Famiglia cristiana” è stato ripreso qui nel blog di Fulvio Scaglione, vicedirettore del settimanale. Parla della diffusione dei videogiochi tra le famiglie italiane.

Un premio ai videogiochi che valorizzano Milano

s.g.- E’ aperto il bando per la prima edizione del Premio Videogame Milano con l’obbiettivo di promuovere e sostenere le piccole e medie imprese attive nel settore dei videogiochi. Le domande di partecipazione potranno essere inviate fino al 10 giugno. A vincere saranno le migliori applicazioni interattive in grado di valorizzare la città di Milano. Le informazioni sul premio si possono trovare qui.

La guerra nel mondo? Risolviamola con i videogiochi

s.g. – Che i videogames non facciano soltanto danni è quanto cerchiamo di dimostrare con questo blog. E ne siamo profondamente convinti. Ma c’è chi lo è decisamente più di noi. Jane McGonigal, autrice del volume “La realtà in gioco”, appena pubblicato da Apogeo e progettista di “Alternate Reality Games”, videogiochi con un’attenzione particolare alla collaborazione fra gli utenti per la soluzione di problemi, che ieri sera ospite al Museo della Scienza e della Tecnica per Meet the Media Guru ritiene che la pratica dei videogames possa aiutare a risolvere alcuni cruciali problemi del mondo. Se partiamo dal presupposto che in tutto il globo si passano tre miliardi di ore alla settimana a giocare ai videogiochi (a dire il vero l’attendibilità di queste stime andrebbe comunque verificata), sostiene McGonigal, dobbiamo chiederci se questo tempo è tutto sprecato e mira a produrre individui infelici e asociali, o se invece è impiegato in un’attività produttiva e utile. La risposta per l’autrice americana è naturalmente la seconda, anzi, giocare ai videogames sarebbe la più produttiva delle attività possibili. Perché? Semplice quando giochiamo produciamo una merce estremamente rara, ma anche indispensabile al genere umano: “Le emozioni positive”. Affrontiamo il cimento con entusiasmo, convinti di farcela e ci sobbarchiamo fatiche che nella vita reale non ci sogneremmo nemmeno di considerare lontanamente. I videogames inoltre rafforzerebbero le nostre capacità di relazione, la propensione a dare un significato a ciò che facciamo e il senso di gratificazione. “Giocare è un lavoro difficile- ha detto McGonigal – significa affrontare e cercare di superare ostacoli non necessari, che noi stessi ci poniamo”. In una parola il videogiocatore sarebbe una persona realmente felice. A questo punto l’ascoltatore medio italiano sta considerando l’enorme distanza antropologica che lo allontana dall’americana sul palco, portatrice di un’ideologia tutta positiva e ottimista, priva di sfumature critiche. Ma per fortuna McGonigal tiene le sue chicche per la fase finale della conferenza, in cui presenta progetti concreti, basati sulle sue teorie. Evoke, realizzato con la Banca Mondiale (www.urgentevoke.org), ad esempio è un gioco che si propone di insegnare le tecniche di base dell’imprenditoria facendo compiere semplici missioni nel mondo relae, come ideare nuovi metodi per caricare gli strumenti elettrici che si utilizzano. Sulla stessa linea sono anche i milanesi di www.criticalcity.org che propongono giochi in grado di congiungere mondo reale e virtuale, come le piccole palline di plastica che contengono foglietti con indirizzi di siti che hanno cambiato la vita di qualcuno.

Fogli: videogiochi e violenza, ancora Osè

g.r. – Due nuovi articoli su Fogli, qui. Si parla di una tragedia familiare determinata da un videogioco e, ancora, della sconcertante vicenda di Osè: che fai ci provi?

Nativi digitali? Veramente sono più digitali gli adulti

s.g. – “E’ sbagliato ritenere un genio del computer chiunque abbia meno di 25 anni”. Lo sostiene Frank Schirrmacher, autore di “La libertà ritrovata. Come (continuare a) pensare nell’era digitale”, edito di recente da Codice. “Per esempio – continua l’autore – la percentuale di adolescenti in grado di installare un programma da un sito web si assesta intorno al 55%, dieci punti in meno rispetto agli adulti”. Anche il tempo trascorso a utilizzare strumenti elettronici da parte dei giovani sarebbe ampiamente sopravvalutato. Basta pensare a quanto stiamo noi adulti ad armeggiare con blackberry o iPhone per ristabilire un equilibrio. Anzi, secondo il giornalista, i bambini, soprattutto quelli molto piccoli, sarebbero i primi avversari della tecnologia. “Nascondono i blackberry o li gettano nel w.c. per far sì che i genitori parlino con loro”. E i nativi digitali? forse si farebbero volentieri una partita a ramino con i loro genitori, se solo questo non fossero sempre troppo intenti a controllare la posta sui loro smart phones.

Educare ai e con i videogiochi

g.r. – Ho moderato un dibattito su “Educare ai videogiochi, educare con i videogiochi” al Digital Experience Festival tenutosi a Milano il 10 marzo. Il tutto è stato ripreso e trasferito su YouTube qui, per chi volesse vederlo.

Usare internet in famiglia con l’aiuto di Vodafone

s.g.- Ha debuttato in questi giorni il sito infamiglia.vodafone.it che si propone di offrire ai genitori una guida per conoscere e utilizzare Internet e i nuovi media. Diviso in cinque aree: social networks, motori di ricerca, cellulari, musica foto e video, videogiochi, il sito offre consigli pratici e considerazioni più ampie sul rapporto fra giovani e new media. Secondo una ricerca di Vodafone in collaborazione con Terres des Hommes soltanto il 18% dei genitori di giovani fra gli 8 e i 13 anni si sentono adeguati a guidare i propri figli nell’uso dei media digitali.

Per Donald Norman non esistono nativi e immigrati digitali

s.g. – “I nativi digitali e gli immigrati digitali?”: una contrapposizione che non funziona, secondo Donald Norman, ingegnere e psicologo, guru del design interattivo, per anni vicepresidente di Apple, autore di libri considerati capisaldi del design come “La caffettiera del masochista” e più di recente “Emotional design”. Secondo l’autore, ieri a Milano a Meet the Media Guru per la presentazione del suo ultimo libro “Vivere con la complessità”, edito da Pearson Italia, è successa la stessa cosa anche con l’automobile e la fotografia: sono sempre stati i giovani ad adottare per primi le tecnologie. Ma questo non significa che gli adulti siano tagliati fuori. “La vera differenza la fa l’attività che si svolge – ha detto Norman-. Per esempio secondo i giovani ormai l’email è desueta. Ma sostengono questo soltanto percheé non hanno un vero lavoro, altrimenti apprezzerebbero i grandi vantaggi della posta elettronica. Il fatto è che noi non utilizziamo abbastanza le tecnologie. Non è vero che i giovani le capiscono meglio di noi, semplicemente loro le usano di più”.

Osè che fai ci provi? Altro che ragazzini

g.r. – è in commercio, con grande spolvero, un gioco che in italiano suona “Osè che fai ci provi?”, edito da Ubisoft. Il titolo originale suona “We Dare”. Si può usare con la Wii o con la Playstation 3.

Sulla confezione c’è scritto “da 12 anni in su” ma occorre molta cautela. Ne ho parlato ampiamente nel mio blog Family game su Famiglia cristiana, qui.

Che cos’è e che cosa fa Digital Kids

Il blog Famiglie felici ci ha intervistati su dk qui. E’ un interessante luogo di contatto per temi familiari.