La guerra nel mondo? Risolviamola con i videogiochi

s.g. – Che i videogames non facciano soltanto danni è quanto cerchiamo di dimostrare con questo blog. E ne siamo profondamente convinti. Ma c’è chi lo è decisamente più di noi. Jane McGonigal, autrice del volume “La realtà in gioco”, appena pubblicato da Apogeo e progettista di “Alternate Reality Games”, videogiochi con un’attenzione particolare alla collaborazione fra gli utenti per la soluzione di problemi, che ieri sera ospite al Museo della Scienza e della Tecnica per Meet the Media Guru ritiene che la pratica dei videogames possa aiutare a risolvere alcuni cruciali problemi del mondo. Se partiamo dal presupposto che in tutto il globo si passano tre miliardi di ore alla settimana a giocare ai videogiochi (a dire il vero l’attendibilità di queste stime andrebbe comunque verificata), sostiene McGonigal, dobbiamo chiederci se questo tempo è tutto sprecato e mira a produrre individui infelici e asociali, o se invece è impiegato in un’attività produttiva e utile. La risposta per l’autrice americana è naturalmente la seconda, anzi, giocare ai videogames sarebbe la più produttiva delle attività possibili. Perché? Semplice quando giochiamo produciamo una merce estremamente rara, ma anche indispensabile al genere umano: “Le emozioni positive”. Affrontiamo il cimento con entusiasmo, convinti di farcela e ci sobbarchiamo fatiche che nella vita reale non ci sogneremmo nemmeno di considerare lontanamente. I videogames inoltre rafforzerebbero le nostre capacità di relazione, la propensione a dare un significato a ciò che facciamo e il senso di gratificazione. “Giocare è un lavoro difficile- ha detto McGonigal – significa affrontare e cercare di superare ostacoli non necessari, che noi stessi ci poniamo”. In una parola il videogiocatore sarebbe una persona realmente felice. A questo punto l’ascoltatore medio italiano sta considerando l’enorme distanza antropologica che lo allontana dall’americana sul palco, portatrice di un’ideologia tutta positiva e ottimista, priva di sfumature critiche. Ma per fortuna McGonigal tiene le sue chicche per la fase finale della conferenza, in cui presenta progetti concreti, basati sulle sue teorie. Evoke, realizzato con la Banca Mondiale (www.urgentevoke.org), ad esempio è un gioco che si propone di insegnare le tecniche di base dell’imprenditoria facendo compiere semplici missioni nel mondo relae, come ideare nuovi metodi per caricare gli strumenti elettrici che si utilizzano. Sulla stessa linea sono anche i milanesi di www.criticalcity.org che propongono giochi in grado di congiungere mondo reale e virtuale, come le piccole palline di plastica che contengono foglietti con indirizzi di siti che hanno cambiato la vita di qualcuno.