Come Internet cambia il nostro cervello (e quello dei nostri figli)

(s.g.) E’ appena uscito il libro di Nicholas Carr “Internet ci rende stupidi?”, che ho tradotto per l’editore Raffaello Cortina. In inglese il titolo è “The Shallows”, che significa “I superficiali”. La tesi del libro è che l’uso intensivo della Rete ci stia rendendo più difficili, o quasi impossibili, alcune attività come la lettura di un libro dall’inizio alla fine o lo studio approfondito di un unico argomento. Viviamo in uno stato di distrazione continua, siamo attratti da stimoli provenienti da fonti diverse. Sullo schermo non resistiamo alla tentazione di cliccare su ogni link nella speranza di trovare contenuti interessanti. I nostri cervelli, spiega Carr, che cita al proposito le ultime scoperte delle neuroscienze, subiscono significative alterazioni. Pensiamo e ragioniamo in modo diverso. Secondo l’autore il cambiamento è in peggio. La discussione è aperta. Carr è in buona compagnia. Jaron Lanier, inventore della realtà virtuale, sostiene tesi analoghe in “Tu non sei un gadget”, mentre John Battelle, tra i fondatori di Wired e autore di “Google e gli altri”, dice di sentirsi molto più intelligente da quando usa Internet. Di certo è ciò che pensano anche i nostri figli. Ma come potremo esser certi che da grandi, ma non troppo, si appassioneranno ancora a “Guerra e pace”?

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