Videogiochi e famiglia

g.r. – AESVI, l’associazione dei produttori di videogiochi, mi ha intervistato sul suo sito. Tema: videogiochi e famiglia. Chi fosse interessato trova qui il testo. Riporto anche qui sotto:

Giuseppe Romano

HOME PAGE

INTERVISTE

8 Luglio 2010

Intervista a Giuseppe Romano – Vicedirettore artistico del Fiuggi Family Festival e Responsabile interattività e videogiochi


1. Sta per prendere il via la terza edizione del Fiuggi Family Festival. Puoi illustraci brevemente il programma e le novità previste quest’anno?

Il Festival, dal 24 al 31 luglio, vuol essere anzitutto una settimana di vacanza in cui si divertono tutti: genitori, figli adolescenti, bambini, nonni. Per questo motivo il programma è fittissimo di offerte per tutta la famiglia: avremo alcuni momenti forti come l’anteprima del film “Sansone”, di Fox, due nuovi episodi delle Winx, la nuova “Pantera rosa” targata Boomerang, la nuova serie Disney “Buona fortuna Charlie”. Inoltre c’è un concorso per eleggere il film “family” dell’annata, con partecipanti da tutto il mondo. E ogni giorno proiezioni di bei film in retrospettiva, ma anche incontri, gite, momenti di sport, di musica, laboratori d’arte e di lingue, di fiabe, di vita di coppia. E videogiochi.

2. Come si collocano i videogiochi in questo contesto? Quali attività li vedranno protagonisti?

Il Festival ha coniato il termine “Family Game”. Siamo convinti che una realtà così importante come quella culturale e commerciale dei videogiochi debba guardare alla famiglia come a un interlocutore altrettanto importante. I giochi sono anche “testi”, non solo prodotti commerciali: portano informazioni, valori, contenuti. Chiedono alla famiglia tempo e impegno, ed è giusto che questo avvenga con equilibrio e con piacere. Perciò la famiglia dovrebbe selezionare e scegliere all’interno dell’offerta i giochi più adatti allo svago, allo stare insieme, alla formazione di tutti i suoi membri. Siccome anche chi inventa e produce videogiochi fa parte di una famiglia, crediamo che intendersi su questo non sia poi così difficile. Sta alla famiglia esprimere le proprie esigenze, e all’industria coglierle e rispettarle. Per questo abbiamo avviato un dialogo tra il mondo dei videogame e quello delle famiglie. L’estate scorsa abbiamo cominciato con un importante convegno tra i produttori e le associazioni familiari, quest’anno invece la parola passa a un “laboratorio videogame”: col patrocinio di AESVI e la partecipazione di firme quali Microsoft, Sony, Nintendo, Disney, abbiamo creato uno spazio in cui si gioca e non solo: tutor diversi per età e per “specializzazione” (il più giovane ha 14 anni, il più maturo 50) accoglieranno le famiglie e introdurranno ogni persona, dal nonno al bambino, a un mondo in cui giocare può significare equilibrio, amicizia, emozioni, scoperte, cultura eccetera.

3. In collaborazione con Famiglia Cristiana e con il patrocinio di AESVI è stato realizzato lo scorso mese di maggio un concorso per votare i migliori titoli di videogiochi per la famiglia. Puoi raccontarci di cosa si tratta?

Volevamo valutare che idea ha oggi la famiglia italiana rispetto al “family game”, cioè a un gioco che entri in casa per divertire e aiutare, che sia adatto ad alcuni membri della famiglia senza disturbarne altri. Con questo non intendo dire che ci siano giochi anti-famiglia. Semplicemente, ci sono giochi – spesso belli e apprezzabili –rivolti a una tipologia di pubblico di soli adulti ed è bene che questa distinzione venga rispettata anzitutto dai membri stessi della famiglia: la distinzione PEGI per fasce d’età è molto importante per capire quali titoli fanno al caso volta per volta. Papà e mamma devono saper distinguere e aiutare i figli a farlo. Tornando al concorso, abbiamo selezionato 15 titoli adatti alla fruizione familiare e abbiamo invitato il pubblico a esprimersi. Ha trionfato “Brain training”, seguito da “Wii Sports” e “Fifa 2010”. I votanti sono stati varie migliaia, in un ambito esplicitamente familiare contraddistinto dalle due “testate” organizzatrici, il settimanale Famiglia cristiana e il Fiuggi Family Festival.

4. Cosa ne pensi del rapporto tra videogiochi e famiglia? A tuo parere, quale spazio possono ricoprire i videogiochi nel tempo libero delle famiglie?

Sono convinto che siamo ancora all’alba di questo rapporto. Che ha enormi potenzialità, nel segno di un intrattenimento interattivo che proponga contenuti significativi e importanti, esattamente come già fanno i libri, i film, la musica. È una questione soprattutto di contenuti, e quindi di autori e di inventiva, ma anche di “marketing familiare”. Poi c’è il settore pedagogico, che si gioverà dei passi avanti che proprio ora in Italia si stanno compiendo verso la collaborazione con la scuola. Però io penso anzitutto che molti giochi, in sé, senza pretesa di ammaestrarci, hanno cose belle da narrarci, mondi belli in cui portarci. Sarebbe sbagliatissimo sottovalutare queste proposte.

5. Qual è il tuo rapporto personale con i videogiochi? Quali sono i tuoi titoli preferiti? Se dovessi realizzare un videogioco per la famiglia, che tipo di gioco realizzeresti?

Il mio innamoramento risale a “Pong” e a “Little Brick out”, fine anni Settanta. Da allora in avanti sono sempre stato sicuro che fosse un territorio di enorme interesse. E oggi ancor di più: i videogiochi non sono solo prodotti, sono soprattutto opere creative, espressive, informative, anche artistiche. I miei titoli preferiti sono da un lato le simulazioni sportive – calcio in testa, viva “Pes!” – e dall’altro le opere che ti raccontano un mondo facendoti entrare al suo interno con grande libertà: ricordo un titolo storico, del 1992, che si chiamava “Frontier: Elite”. Con la tua astronave giravi la galassia di pianeta in pianeta, e non c’erano mai due volte le stesse cose, e potevi fare quello che ti pareva senza “missioni obbligate” ma avevi pur sempre uno scopo da te scelto, per cui non ti annoiavi mai. La leggenda tra i giocatori diceva che non esistesse un confine, e che se arrivavi ai limiti avresti scoperto la civiltà definitiva. Grafica spartana, impatto straordinario. Oggi, vent’anni dopo, “World of Wacraft”, in un contesto diverso, con il massive multiplayer e con risorse molto più ricche, mi dà una sensazione analoga. Per la famiglia bisogna realizzare giochi che consentano di confrontarsi a persone di età e abilità diverse: l’equivalente dei giochi di società. Fin qui quel che più si avvicina sono le simulazioni di telequiz (“Buzz” o “Scene it!”), ma si potrebbe migliorare e variare l’offerta: sulla scia del Monopoli o dello Scarabeo, sfide interattive d’intelligenza e prontezza potrebbero funzionare bene. Sono certo che se cominciamo a immaginarli, verranno fuori “family game” a decine, in tutti i campi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: