Le console nelle famiglie italiane

g.r. – Un mio editoriale su “Famiglia cristiana” è stato ripreso qui nel blog di Fulvio Scaglione, vicedirettore del settimanale. Parla della diffusione dei videogiochi tra le famiglie italiane.

Un premio ai videogiochi che valorizzano Milano

s.g.- E’ aperto il bando per la prima edizione del Premio Videogame Milano con l’obbiettivo di promuovere e sostenere le piccole e medie imprese attive nel settore dei videogiochi. Le domande di partecipazione potranno essere inviate fino al 10 giugno. A vincere saranno le migliori applicazioni interattive in grado di valorizzare la città di Milano. Le informazioni sul premio si possono trovare qui.

Family game, la famiglia e i mondi virtuali

g.r. – Incontro organizzato a Firenze dall’Accademia dei ponti su “Family game, la famiglia tra videogiochi e mondi virtuali“. Si svolge sabato 7 mattina  dalle 10:00 alle 12:00 presso il centro di Arte e Cultura in P.zza S. Giovanni 7 (P.zza Duomo).

“Yoostar” gioca al cinema in famiglia

g.r. – “Yoostar 2”, un bel gioco sul cinema, per famiglie. Il post è su Family Game.

I videogiochi non sono un parcheggio per bebè

g.r. – Un post su Family Game. Si parla tra l’altro dei giochi “Rayman” e “L.A. Noir”.

Digital kids, videogiochi e mondi della rete

g.r. – Digital kids all’Internet Festival di Pisa. Sabato 7 maggio, alle 15, terrò un seminario su “Videogiochi e mondi della rete. Digital kids, genitori e insegnanti”. Questo il link per conoscere il programma dell’evento.

Il “divario digitale” è fra noi: sembra che si dilati l’abisso tra le nuove generazioni, abilissime nell’uso delle tecnologie e dei linguaggi tra i quali sono nati, e le generazioni precedenti, che invece – dicono non pochi studiosi – non sono in grado di tenere il passo con il velocissimo procedere dei nuovi media. Ammesso e non concesso che tutto ciò sia vero, resta fermo un punto fondamentale: che davanti all’era digitale gli adulti
sono chiamati alla responsabilità di conoscere i “mondi” frequentati dai loro figli e allievi, e hanno il compito di accompagnarli anche nelle nuove frontiere: videogame, social network, comunità online e tutte le nuove tribù nelle quali si aggregano oggi i più giovani. I videogiochi oggi sono tutt’altro che giocattoli o banalità: compongono il mercato più ricco e diffuso dell’intero circo mediatico. E le possibilità offerte dal web anche tramite gli smartphone sono straordinarie e virtualmente illimitate. Opportunità né da temere né da banalizzare, ma da conoscere per capirle insieme, come sempre accade nelle migliori famiglie.

La guerra nel mondo? Risolviamola con i videogiochi

s.g. – Che i videogames non facciano soltanto danni è quanto cerchiamo di dimostrare con questo blog. E ne siamo profondamente convinti. Ma c’è chi lo è decisamente più di noi. Jane McGonigal, autrice del volume “La realtà in gioco”, appena pubblicato da Apogeo e progettista di “Alternate Reality Games”, videogiochi con un’attenzione particolare alla collaborazione fra gli utenti per la soluzione di problemi, che ieri sera ospite al Museo della Scienza e della Tecnica per Meet the Media Guru ritiene che la pratica dei videogames possa aiutare a risolvere alcuni cruciali problemi del mondo. Se partiamo dal presupposto che in tutto il globo si passano tre miliardi di ore alla settimana a giocare ai videogiochi (a dire il vero l’attendibilità di queste stime andrebbe comunque verificata), sostiene McGonigal, dobbiamo chiederci se questo tempo è tutto sprecato e mira a produrre individui infelici e asociali, o se invece è impiegato in un’attività produttiva e utile. La risposta per l’autrice americana è naturalmente la seconda, anzi, giocare ai videogames sarebbe la più produttiva delle attività possibili. Perché? Semplice quando giochiamo produciamo una merce estremamente rara, ma anche indispensabile al genere umano: “Le emozioni positive”. Affrontiamo il cimento con entusiasmo, convinti di farcela e ci sobbarchiamo fatiche che nella vita reale non ci sogneremmo nemmeno di considerare lontanamente. I videogames inoltre rafforzerebbero le nostre capacità di relazione, la propensione a dare un significato a ciò che facciamo e il senso di gratificazione. “Giocare è un lavoro difficile- ha detto McGonigal – significa affrontare e cercare di superare ostacoli non necessari, che noi stessi ci poniamo”. In una parola il videogiocatore sarebbe una persona realmente felice. A questo punto l’ascoltatore medio italiano sta considerando l’enorme distanza antropologica che lo allontana dall’americana sul palco, portatrice di un’ideologia tutta positiva e ottimista, priva di sfumature critiche. Ma per fortuna McGonigal tiene le sue chicche per la fase finale della conferenza, in cui presenta progetti concreti, basati sulle sue teorie. Evoke, realizzato con la Banca Mondiale (www.urgentevoke.org), ad esempio è un gioco che si propone di insegnare le tecniche di base dell’imprenditoria facendo compiere semplici missioni nel mondo relae, come ideare nuovi metodi per caricare gli strumenti elettrici che si utilizzano. Sulla stessa linea sono anche i milanesi di www.criticalcity.org che propongono giochi in grado di congiungere mondo reale e virtuale, come le piccole palline di plastica che contengono foglietti con indirizzi di siti che hanno cambiato la vita di qualcuno.

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